L’Atlante del Gran Kan è un’occasione attraverso cui il teatro restituisce una comunità a se stessa dopo un lavoro di apertura, di dialogo, di segreti svelati o il dono di un ricordo prezioso che veniva custodito gelosamente nel chiuso del nostro tempio privato. È un teatro quindi che rivela il sommerso, l’invisibile: le paure, i sogni, i progetti di una comunità altrimenti fatta di passi consumati in fretta, di auto, di semafori, di clacson, di chiamate perse, di rete o zone fuori campo. Per poter tornare ad ascoltarci, capirci e sostenerci in quella sfida quotidiana che è la vita.

Atlante del Gran Kan, ideato da Sergio Maifredi e prodotto da Teatro Pubblico Ligure, è andato in scena la prima volta nel 2017 nella città di Sori, in Liguria, e nello stesso anno nella città di Enna, in Sicilia. Nel maggio del 2019 a Tirana, in Albania.

Evento del 2020 Il mio teatro è una città, convegno suddiviso in due giornate di incontro e di studio nelle stagioni teatrali dirette da Sergio Maifredi il prossimo 29 febbraio al Teatro Comunale di Sori e il 1 marzo al Ridotto del Teatro Sociale di Camogli, in Liguria. Il mio teatro è una città è ideato da Sergio Maifredi, organizzato da Teatro Pubblico Ligure e Fondazione Teatro Sociale di Camogli, in collaborazione con il Goethe Institut Genua ed ha ricevuto il riconoscimento della Compagnia di San Paolo come progetto Open Lab.

Il convegno vuole essere un focus che parte dal percorso artistico costruito con Atlante del Gran Kan in Italia, percorso che si inserisce nel solco di altre esperienze europee: pensiamo ai Rimini Protokoll con il progetto 100% Berlino, premiati con il Premio Ubu nel 2018 e ad Jens Hillje, con il suo lavoro alla Schaubu?hne prima e al Maxim Gorki Theater di Berlino ora, per cui ha ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2019), ed a Milo Rau, direttore e regista del NT Gent Theater di Gand in Belgio.

Protagonisti delle due giornate saranno Jens Hillje, direttore del Teatro Gorki di Berlino, Stefan Kaegi, fondatore dei Rimini Protokoll, Sergio Maifredi, ideatore di Atlante del Gran Kan e Gian Luca Favetto, scrittore e drammaturgo di Atlante del Gran Kan. Coordina i lavori Andrea Porcheddu, giornalista e critico teatrale.

Il 29 febbraio alle ore 21 saranno sul palco, per raccontare la loro esperienza di teatro al pubblico.
Mentre la giornata del 1 marzo sarà un incontro in forma di workshop, alle 9.30 al Ridotto del Teatro Sociale di Camogli, tra i protagonisti del convegno, le compagnie teatrali, gli operatori del settore invitati e con ospiti europei che interverranno in video conferenza.
Sarà un’importante duplice occasione per tastare il polso di una ricerca e pratica teatrale che in Europa sta dando frutti notevoli e che risponde ad una precisa istanza del nostro tempo: dare voce alla comunità per tornare a forgiare una consapevolezza e una coscienza condivise e consapevoli.

Il viaggio. L’11 marzo Atlante porterà il proprio pubblico a Gand – Gent in olandese – in Belgio, per “vedere” uno dei più interessanti registi europei, Milo Rau, al lavoro su un grande progetto che coinvolge la comunità di Gent: Lam Gods. Milo Rau, regista e direttore del NTGent Theater, ricostruisce sul palcoscenico, con i cittadini di Gand, la pala d’altare raffigurante l’Agnello Mistico dei fratelli Hubert e Jan van Eyck, in un affascinante percorso di teatro di comunità.

Tra la primavera e l’estate, invece, preparate le valigie perché si torna a viaggiare lungo la mappa del Gran Kan: il 29 maggio ore 21 a Camogli/Gamiloc, l’12, 13, 19 e 20 giugno andrà in scena a Sori/Iros, all’aperto, nei prati e nelle piazze, portando in scena le frazioni sulla colline che guardano il mare tra gli ulivi.
Italo Calvino scrive ne Le città invisibili, “Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”

È ispirandosi a Calvino, al dialogo tra Kublai Kan e Marco Polo sul senso del viaggiare, che Sergio Maifredi ha coniato il progetto Atlante del Gran Kan. Autobiografie di una città, un’esperienza in cui viaggio, teatro e comunità vanno a fondersi per restituire qualcosa di inedito: una città nuova, fatta dalle storie e dalle biografie di chi la vive e la percorre.

Come moderni Marco Polo l’ideatore del progetto, Sergio Maifredi, e lo scrittore Gian Luca Favetto hanno steso una mappa andando ad abitare per un pò di tempo una città ed ascoltandone le storie proprio da chi la abita, instaurando nel tempo un rapporto intimo, profondo, con il luogo e con la sua umanità. Il passo immediatamente successivo diventa poi quello della scrittura, anzi, della riscrittura di quella città che attraverso la penna di Favetto viene a rivivere sulla scena con colori del tutto nuovi, storie che prima erano depositate solo negli occhi e nella memoria di chi le custodiva e che ora nascono alla comunità. A raccontare queste storie sono i cittadini stessi che, guidati da Maifredi, diventano gli attori che vanno in scena.
Così è stato nel 2017 a Sori ribattezzata Iros per sull’Atlante del Gran Kan, ad Enna divenuta Anen, e a nel 2018 a Tirana divenuta Nairat. Nomi nuovi per città che non rimangono più le stesse dopo il passaggio di Marco Polo, dopo che il loro nome rimane impigliato nella mappa.