Tra i piatti più iconici della tradizione gastronomica italiana, il vitello tonnato occupa senza dubbio un posto speciale. Elegante ma allo stesso tempo semplice, raffinato senza risultare eccessivo, è una preparazione che attraversa generazioni e stagioni, diventando protagonista tanto delle tavole festive quanto dei pranzi estivi. Nato in Piemonte, questo piatto unisce carne e pesce in un equilibrio sorprendente, capace ancora oggi di conquistare anche chi lo assaggia per la prima volta.
Le origini del vitello tonnato
Il vitello tonnato affonda le proprie radici nella tradizione piemontese del Settecento e dell’Ottocento, in particolare nell’area di Cuneo e delle Langhe. Nonostante oggi venga percepito come una ricetta “ricca”, in origine era considerato un piatto popolare, preparato sfruttando ingredienti facilmente conservabili.
Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio il tonno. Sebbene il Piemonte non abbia sbocchi sul mare, il tonno sott’olio arrivava facilmente attraverso le rotte commerciali che collegavano il Nord Italia alla Liguria. All’epoca il tonno conservato sotto sale o sott’olio era molto diffuso nell’entroterra e veniva utilizzato per insaporire numerose preparazioni.
Le prime versioni della ricetta erano molto diverse da quelle attuali: il vitello veniva marinato e cotto insieme ad acciughe e aromi, mentre la salsa non conteneva necessariamente maionese. Solo nel Novecento la preparazione si è evoluta verso la versione moderna, con la celebre crema a base di tonno, capperi e maionese che oggi tutti conoscono.
Il nome originale piemontese, “vitel tonnà”, significa letteralmente “vitello tonnato”, ma secondo alcuni studiosi il termine “tonnato” non indicava soltanto la presenza del tonno, bensì anche una tecnica di preparazione simile a quella usata per conservare il tonno.
Ingredienti
Per preparare un vitello tonnato tradizionale servono ingredienti semplici ma di qualità.
Ingredienti per 6 persone
Per la carne:
- 1 kg di girello di vitello
- 1 carota
- 1 costa di sedano
- 1 cipolla
- 2 foglie di alloro
- chiodi di garofano q.b.
- sale e pepe q.b.
- mezzo bicchiere di vino bianco
Per la salsa tonnata:
- 250 g di tonno sott’olio
- 2-3 acciughe sott’olio
- 1 cucchiaio di capperi
- 250 g di maionese
- qualche cucchiaio di brodo di cottura
- succo di limone q.b. (facoltativo)
Per decorare:
- capperi interi
- fettine di limone o prezzemolo fresco

Preparazione
La ricetta classica del vitello tonnato richiede equilibrio e precisione. Il taglio di carne più utilizzato è il girello di vitello, particolarmente adatto perché magro, tenero e compatto.
La carne viene cotta lentamente in acqua con sedano, carota, cipolla, alloro e spezie, oppure in alcuni casi nel vino bianco. Una volta pronta, deve raffreddarsi completamente prima di essere tagliata in fette molto sottili. Questo passaggio è fondamentale: il vitello tonnato va servito freddo e la consistenza della carne deve restare morbida e delicata.
La vera protagonista del piatto, però, è la salsa tonnata. Nella versione più diffusa si prepara frullando tonno sott’olio, capperi, acciughe, maionese e qualche cucchiaio di brodo di cottura della carne, fino a ottenere una crema vellutata e omogenea.
Una volta assemblato il piatto, le fette di vitello vengono disposte su un vassoio e ricoperte dalla salsa. Il tutto viene poi lasciato riposare in frigorifero per alcune ore, così che i sapori possano amalgamarsi perfettamente.

Un piatto che divide la tradizione
Come accade spesso per le grandi ricette regionali, anche il vitello tonnato ha generato nel tempo diverse scuole di pensiero. C’è chi considera indispensabile la maionese e chi invece preferisce attenersi alla ricetta antica piemontese, più asciutta e intensa, preparata senza salse industriali.
Anche la presentazione cambia molto: alcuni chef scelgono una copertura abbondante di salsa, altri preferiscono lasciar intravedere la carne. Nei ristoranti contemporanei non mancano reinterpretazioni creative, con cotture a bassa temperatura, impiattamenti gourmet o ingredienti alternativi.
Nonostante le varianti moderne, il vitello tonnato resta fortemente legato alla cucina domestica italiana. È uno di quei piatti che evocano immediatamente pranzi in famiglia, Ferragosto, buffet delle feste e ricordi d’infanzia.
Curiosità sul vitello tonnato
Una delle caratteristiche più sorprendenti del vitello tonnato è l’abbinamento tra carne e pesce, oggi considerato insolito ma storicamente molto diffuso nella cucina italiana antica. In passato, infatti, l’uso delle acciughe era frequente anche nelle preparazioni di carne, soprattutto nel Nord Italia.
Il vitello tonnato è inoltre uno dei piatti italiani più conosciuti all’estero. In molti Paesi europei viene servito come antipasto elegante nei ristoranti italiani, mentre in Argentina è diventato un classico delle festività natalizie grazie all’influenza dell’emigrazione piemontese.
Un’altra curiosità riguarda il periodo dell’anno in cui viene consumato maggiormente. Sebbene sia perfetto tutto l’anno, il vitello tonnato è diventato negli anni uno dei simboli della cucina estiva italiana. Servito freddo, pratico da preparare in anticipo e ideale anche per buffet e cene all’aperto, è spesso protagonista delle tavole estive insieme all’insalata russa e ai piatti freddi tradizionali.
Un classico che non passa mai di moda
Il successo del vitello tonnato risiede probabilmente nella sua capacità di mettere insieme semplicità e raffinatezza. È una ricetta che non segue le mode, ma continua a reinventarsi senza perdere la propria identità.
Ogni famiglia custodisce la propria versione, tramandata di generazione in generazione: c’è chi aggiunge più capperi, chi preferisce una salsa più delicata, chi usa ancora la ricetta tradizionale senza maionese. Ed è forse proprio questa sua anima versatile a renderlo ancora oggi uno dei piatti più amati della cucina italiana.
Dal Piemonte alle tavole di tutto il mondo, il vitello tonnato continua a raccontare una storia fatta di tradizione, contaminazioni gastronomiche e memoria familiare. Un classico senza tempo che, a distanza di secoli, riesce ancora a sorprendere con il suo equilibrio unico di sapori.
A cura di Barbara Scardilli
