Tra pescatori che attraversavano il Mediterraneo, artigiani arrivati dalla Francia e da Livorno e botteghe dove il mestiere passava di generazione in generazione, il legame tra Torre del Greco e il corallo racconta una storia lunga più di due secoli. Una storia che oggi è anche una delle espressioni dell’artigianato Made in Italy.
Perché Torre del Greco è diventata la città del corallo? La risposta parte dal mare, ma non soltanto da quello che bagna la costa campana. Da oltre due secoli la città alle pendici del Vesuvio è uno dei principali centri italiani per la lavorazione del corallo e del cammeo.
C’è però un particolare che spesso passa in secondo piano: il corallo che ha reso famosa Torre del Greco non proveniva necessariamente dal suo mare. Per trovarlo, i pescatori torresi erano pronti a navigare per centinaia di miglia, seguendo le rotte del Mediterraneo.
Da quelle lunghe campagne di pesca sarebbe nato, nel tempo, un sapere artigianale capace di trasformare una materia naturale in gioielli, sculture e cammei. Ed è proprio nelle botteghe, più ancora che in mare, che comincia a prendere forma quello che oggi possiamo riconoscere come un pezzo di Made in Italy.
Prima degli artigiani c’erano i pescatori
Prima delle botteghe c’erano le barche. Per secoli gli uomini di Torre del Greco hanno attraversato il Mediterraneo alla ricerca del corallo, spingendosi ben oltre le coste della Campania.
Partivano sulle cosiddette coralline, imbarcazioni utilizzate per le campagne di pesca, e raggiungevano Sardegna, Corsica e coste del Nord Africa.
Alla fine del Settecento questa attività aveva assunto un peso tale da rendere necessarie anche delle regole. Nacque così il Codice corallino, pensato per disciplinare la pesca, mentre prendeva forma anche il progetto di una Real Compagnia del Corallo.
Poi arrivò il 1794. La violenta eruzione del Vesuvio colpì duramente Torre del Greco e interruppe quel percorso.
Il rapporto della città con il corallo, però, era ormai troppo radicato per scomparire.
Un francese e una data che cambiarono tutto
Il 1805 è una delle date da ricordare. Bartolomeo Martin, francese che aveva conosciuto la lavorazione del corallo nei laboratori di Marsiglia, ottenne da Ferdinando IV di Borbone il privilegio per lavorarlo nel Regno e aprì a Torre del Greco una fabbrica specializzata.
Avere il corallo, però, non bastava. Bisognava sapere come trasformarlo.
Per questo arrivarono anche artigiani da Livorno, chiamati a insegnare il mestiere ai giovani del posto. Tecniche sviluppate altrove cominciarono così a essere apprese nelle botteghe torresi, fino a diventare parte di una tradizione locale.
Quando Martin lasciò la città, negli anni Venti dell’Ottocento, qualcosa era ormai cambiato: Torre del Greco non era più soltanto una città di pescatori di corallo. Stava diventando una città di artigiani.
Ed è un passaggio importante anche per capire il Made in Italy di oggi. Dietro molte produzioni artigianali italiane ci sono infatti conoscenze che, nel corso dei secoli, hanno viaggiato, incontrato territori diversi e sono state poi reinterpretate da chi le ha fatte proprie.
La corsa al corallo arrivò fino in Sicilia
Una parte meno conosciuta di questa storia conduce lontano dalla Campania. Nel 1875, al largo di Sciacca, in Sicilia, venne individuato un grande deposito di corallo a una profondità di circa 150-200 metri. Negli anni successivi furono scoperti altri banchi e la notizia attirò pescatori e imbarcazioni da diverse zone del Mediterraneo. Tra loro c’erano anche i torresi.
Le coralline di Torre del Greco parteciparono a quella che assunse i contorni di una vera corsa al corallo. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento furono recuperate grandi quantità di materiale.
Una parte di quel corallo è arrivata fino ai giorni nostri. Alcuni campioni provenienti dagli antichi banchi di Sciacca sono rimasti conservati nei depositi di storiche manifatture torresi e sono stati utilizzati anche per studi scientifici.
È un dettaglio che racconta bene quanto fosse estesa la rete costruita intorno a questa attività: la materia prima viaggiava, mentre a Torre del Greco si concentravano sempre di più le competenze necessarie per lavorarla.
Un ramo non diventa gioiello per caso
Il corallo grezzo è molto diverso da quello che vediamo nelle vetrine di una gioielleria. Prima di diventare una collana, un orecchino o un elemento decorativo deve essere osservato, selezionato, pulito e lavorato. E non esistono due rami perfettamente uguali.
Forma, dimensioni, colore e caratteristiche della materia possono suggerire all’artigiano cosa ricavarne e, soprattutto, come intervenire.
È qui che entra in gioco l’esperienza. Lavorare il corallo non significa soltanto tagliare e lucidare. Significa conoscere una materia naturale irregolare, capire dove intervenire e dove invece fermarsi. Un mestiere nel quale la manualità conta, ma conta altrettanto la capacità di leggere il materiale che si ha davanti.
Accanto al corallo, nel tempo Torre del Greco ha sviluppato un’altra specializzazione: l’incisione del cammeo su conchiglia, diventata parte integrante dell’identità artigianale della città.
Quando il mestiere passava di mano in mano
Per molto tempo il mestiere si è imparato soprattutto in bottega. Si osservavano le mani di chi aveva più esperienza, si provava, si sbagliava e si ricominciava. Tecniche e piccoli segreti del mestiere passavano così da una generazione all’altra, spesso all’interno della stessa famiglia.
Alla fine dell’Ottocento arrivò un cambiamento importante con la nascita della Scuola di Incisione sul Corallo e di Disegno Artistico Industriale, oggi IIS “Francesco Degni”.
Quello che fino ad allora era stato trasmesso soprattutto nelle botteghe poteva essere insegnato in maniera strutturata. Disegno, tecnica e manualità diventavano parte di un vero percorso di formazione. Era anche un modo per evitare che conoscenze acquisite in decenni di lavoro andassero perdute.
Ancora oggi la lavorazione artistica del corallo e del cammeo di Torre del Greco è inserita nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano.
Il Made in Italy che nasce dalle mani
La storia del corallo di Torre del Greco racconta anche un pezzo di Made in Italy nato molto prima che questa espressione diventasse conosciuta in tutto il mondo.
Il valore, infatti, non dipende soltanto dalla materia utilizzata. Il corallo poteva arrivare dalla Sardegna, dal Nord Africa o dalla Sicilia. Quello che faceva la differenza era ciò che accadeva una volta entrato nelle botteghe torresi.
La scelta del ramo, il taglio, l’incisione, la lucidatura e la capacità di immaginare una forma partendo da una materia grezza: è qui che si concentra il sapere artigianale.
È anche uno degli aspetti più interessanti del Made in Italy. Dietro un oggetto non c’è soltanto un luogo di produzione, ma spesso un patrimonio di competenze costruito nel tempo, fatto di persone, famiglie, laboratori e territori.
A Torre del Greco questo patrimonio ha attraversato più generazioni. Corallo e cammeo sono diventati così non soltanto prodotti artigianali, ma il racconto di un mestiere che continua a identificarsi con la città.
Perché proprio Torre del Greco?
A questo punto è chiaro che non esiste una sola risposta. C’entrano il mare e i pescatori che partivano alla ricerca del corallo. C’entrano le rotte commerciali, i Borbone, l’arrivo di Bartolomeo Martin e gli artigiani provenienti da Livorno. Ma soprattutto ci sono generazioni di torresi che quelle tecniche le hanno imparate, conservate e trasformate in un mestiere.
Il corallo lavorato a Torre del Greco poteva arrivare da centinaia di chilometri di distanza. Non era necessariamente il mare davanti alla città a fornirlo.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più curiosi della sua storia: Torre del Greco è diventata la città del corallo non perché tutto quel corallo si trovasse nelle sue acque, ma perché qui si sono concentrate, generazione dopo generazione, le conoscenze e le mani capaci di lavorarlo.
È così che un mestiere nato dal mare è diventato parte dell’identità di una città e, allo stesso tempo, una storia di artigianato italiano da raccontare attraverso il Made in Italy.
Immagine generata da AI
