Dal 24 settembre il Palazzo dei Musei di Modena ospita una mostra dedicata a Robert Doisneau, tra i grandi protagonisti della fotografia del Novecento. Curata da Gabriel Bauret, l’esposizione riunisce 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero provenienti dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge e ripercorre il suo modo di raccontare Parigi attraverso persone comuni, strade, incontri e piccoli momenti della vita quotidiana.
Tra le immagini che hanno attraversato la storia della fotografia c’è inevitabilmente Le Baiser de l’Hôtel de Ville, il celebre bacio immortalato nel 1950 tra le strade di Parigi. Uno scatto diventato nel tempo quasi un simbolo della città e che racchiude molti degli elementi presenti nel lavoro di Doisneau: le persone, la strada e quell’istante apparentemente ordinario capace di trasformarsi in una storia.
La mostra modenese parte proprio da questo sguardo per andare oltre le fotografie più conosciute e restituire un ritratto più ampio dell’autore francese.
La vita quotidiana attraverso l’obiettivo di Doisneau
Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada, Robert Doisneau ha trascorso gran parte della sua carriera osservando Parigi e le sue periferie.
Il suo interesse non era rivolto soltanto ai monumenti o ai luoghi più riconoscibili della capitale. A incuriosirlo erano soprattutto le persone: bambini che giocano, coppie di innamorati, lavoratori, clienti dei bar e abitanti dei quartieri popolari.
Ne nasce una fotografia vicina alla vita quotidiana, capace di cogliere gesti spontanei e situazioni che spesso passerebbero inosservate.
Ironia, tenerezza e una leggera malinconia convivono nelle sue immagini, trasformando la strada in un grande racconto collettivo.
135 fotografie per raccontare il suo sguardo
Il percorso espositivo non segue rigidamente la cronologia della carriera di Doisneau. Le fotografie vengono invece messe in relazione tra loro, alternando ambienti interni e scene all’aperto.
Si passa dalle catene di montaggio ai banconi dei bar, dalle portinerie alle feste di paese, fino ai jazz club e alle aule scolastiche. Mondi differenti che finiscono per comporre un unico ritratto della società francese osservata nel corso di decenni.
Sono 135 le stampe ai sali d’argento in bianco e nero riunite a Modena, alcune delle quali vintage. Le opere arrivano direttamente dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge, il laboratorio nel quale il fotografo sviluppò e conservò i propri lavori per oltre cinquant’anni.
Alla sua morte, nel 1994, Doisneau ha lasciato un archivio di quasi 450 mila negativi, testimonianza di una ricerca fotografica portata avanti per tutta la vita.
Parigi, le periferie e le persone comuni
Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau iniziò a lavorare come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Ben presto, però, il suo interesse si spostò verso le strade e soprattutto verso i quartieri popolari della capitale francese.
Durante la Seconda guerra mondiale utilizzò le proprie competenze anche per la Resistenza, realizzando documenti falsi destinati alle persone ricercate.
Nel dopoguerra collaborò con diverse testate, tra cui Vogue, continuando parallelamente a fotografare quella Parigi meno monumentale che sarebbe diventata uno dei tratti più riconoscibili della sua produzione.
Nel 1949 pubblicò insieme allo scrittore Blaise Cendrars La Banlieue de Paris, dedicato alla vita nelle periferie parigine. Un territorio che Doisneau avrebbe continuato a frequentare con la macchina fotografica, cercando soprattutto ciò che accadeva tra le persone.
Foto generata con AI
