Como e la seta sono legate da secoli. Quella che un tempo era soprattutto un’attività artigianale è diventata negli anni una delle produzioni più conosciute del territorio, fino a raggiungere i mercati internazionali e il mondo della moda. Tessitura, tintura e stampa fanno ancora oggi parte di una tradizione che ha contribuito a rendere la città un punto di riferimento del settore tessile. Ma come è nato questo legame?
Una storia che viene da lontano
Per risalire alle origini bisogna partire dal gelso. Le sue foglie venivano utilizzate per nutrire i bachi da seta, dai quali si ricavava il filo necessario alla produzione del tessuto.
Durante il Rinascimento la coltivazione dei gelsi si diffuse in Lombardia, anche grazie alle iniziative promosse da Ludovico il Moro. La produzione della seta cominciò così ad assumere un ruolo sempre più importante nell’economia del territorio.
All’inizio gran parte del lavoro si svolgeva nelle case e nelle piccole botteghe. Si allevavano i bachi, si ricavava il filo e si passava poi alle diverse lavorazioni necessarie per arrivare al tessuto. È soprattutto nell’Ottocento, però, che il settore cominciò a cambiare profondamente.
Con l’industrializzazione cambia la produzione
Con lo sviluppo dell’industria tessile comparvero nuovi stabilimenti e macchinari e le diverse fasi della produzione diventarono sempre più specializzate.
La tessitura permetteva di ottenere il tessuto attraverso l’intreccio dei fili, la tintura serviva a dargli colore, mentre con la stampa venivano realizzati disegni e motivi sulla stoffa.
A queste fasi si aggiungeva il finissaggio, cioè l’insieme degli ultimi trattamenti eseguiti sul tessuto per ottenere determinate caratteristiche. Poteva servire, per esempio, a renderlo più morbido, più lucido oppure semplicemente più piacevole al tatto.
La presenza nello stesso territorio di aziende e lavoratori specializzati nelle varie fasi della produzione contribuì alla crescita del settore e, con il tempo, alla diffusione dei tessuti comaschi anche fuori dall’Italia.
Perché proprio Como è diventata la città della seta?
La risposta non sta in un solo fattore. Alla lunga tradizione si è aggiunta negli anni una rete di imprese, artigiani e professionisti con competenze molto specifiche.
Dietro un foulard, una cravatta o il tessuto di un abito ci sono infatti numerosi passaggi. Si parte dallo studio del disegno e dei colori, si realizza il tessuto e, a seconda del prodotto, si procede con la tintura o la stampa. Gli ultimi trattamenti servono poi a ottenere l’effetto finale.
Anche la vicinanza con Milano ha favorito questo sviluppo. Il rapporto con uno dei principali centri italiani della moda ha permesso alla produzione tessile comasca di entrare in contatto con stilisti, aziende e nuove tendenze. Nel tempo la seta è diventata così uno degli elementi che più identificano Como e il territorio circostante.
Cosa significa oggi parlare di seta di Como?
Parlare di seta di Como non significa necessariamente che ogni fase della produzione, a partire dalla materia prima, avvenga sul territorio.
In passato l’allevamento dei bachi era molto più diffuso anche in Lombardia. Oggi questa attività si è fortemente ridotta e una parte della materia prima lavorata dalle aziende comasche proviene dall’estero.
Ad essere rimaste sul territorio sono soprattutto le competenze maturate nel tempo. A Como il tessuto viene progettato, lavorato, colorato, stampato e preparato per essere utilizzato nella moda e nella produzione di accessori.
È questo patrimonio di conoscenze, insieme all’esperienza delle aziende e di chi vi lavora, a rappresentare ancora oggi uno degli aspetti più importanti del distretto.
Dalla seta alla moda
Foulard, cravatte, abiti e accessori hanno portato negli anni i tessuti comaschi nelle collezioni di moda e sui mercati internazionali.
Nel frattempo, sono cambiate anche le tecniche di produzione. Accanto alle lavorazioni tradizionali sono arrivati nuovi strumenti e tecnologie, mentre per le aziende sono diventati sempre più importanti temi come la sostenibilità e la riduzione dell’impatto ambientale. Il settore continua, quindi, a evolversi, senza perdere il rapporto con una tradizione che a Como ha radici molto profonde.
Il Museo della Seta racconta questa storia
Per scoprire da vicino come nasce un tessuto e conoscere la storia di questa attività c’è il Museo della Seta di Como, che raccoglie e conserva testimonianze della produzione tessile del territorio.
Il percorso segue le diverse fasi della lavorazione: si parte dal baco da seta e dal filo per arrivare alla tessitura, alla tintura e alla stampa. In questo modo è possibile capire cosa succede prima che la stoffa diventi un abito, un foulard o un altro accessorio.
Nelle sale si trovano macchinari, strumenti di lavoro, documenti, oggetti e campionari di tessuti provenienti dalle diverse attività che hanno segnato la storia tessile comasca.
Sono testimonianze che raccontano non soltanto l’evoluzione delle tecniche, ma anche il lavoro delle persone che per generazioni hanno operato nel settore.
Visitare il museo significa quindi conoscere la seta prima che arrivi nelle vetrine o sulle passerelle e scoprire quanto lavoro si nasconda dietro un tessuto.
Una storia fatta di aziende, artigiani, tecniche e competenze che spiega perché, ancora oggi, quando si parla di seta in Italia, Como continua a essere uno dei nomi più conosciuti.
Foto generata con AI
