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I Relief, band romana composta da Polly, Lorenzo Corsi e Leonardo Fortini, hanno pubblicato il 16 ottobre “Small Talking”, un singolo che racconta con ironia le difficoltà delle conversazioni di circostanza. Il brano nasce da situazioni quotidiane in cui si cerca di partecipare a un dialogo, mentre la mente è occupata da pensieri completamente diversi. Un’esperienza che prende spunto anche dal vissuto personale di Polly e che il gruppo ha scelto di affrontare con leggerezza.

Tra pop, rock, armonie vocali e sperimentazioni sonore, i Relief sviluppano uno stile musicale che lascia spazio anche a strumenti come il flauto traverso. Il singolo è accompagnato da un videoclip volutamente kitsch, caratterizzato da immagini surreali e riferimenti all’estetica delle catene WhatsApp.

Con altre due canzoni previste entro dicembre e nuovi concerti in programma, la band racconta la nascita di “Small Talking”, il proprio percorso artistico e i progetti futuri.

Partiamo dalle origini: come sono nati i Relief e cosa vi ha spinto a intraprendere questo percorso musicale insieme?

I Relief nascono dalla voglia di mettere insieme personalità e influenze musicali diverse, senza rinunciare alla ricerca di una nostra identità. Nel tempo la formazione è cambiata e oggi siamo in tre: Polly, Lorenzo Corsi e Leonardo Fortini. Ci accomuna l’interesse per le canzoni con una bella melodia, ma anche per gli arrangiamenti che provano a uscire un po’ dagli schemi. Ci piacciono il pop, il rock, le contaminazioni e le armonie vocali, senza sentirci obbligati a scegliere una sola direzione. In fondo, ci piace scrivere canzoni e trovare ogni volta un modo diverso per raccontarle.

Il vostro nuovo singolo “Small Talking” racconta la difficoltà di partecipare alle conversazioni di circostanza. Come è nata l’idea e quanto c’è di personale nel testo?

L’idea nasce dall’osservazione di quelle conversazioni quotidiane in cui sembra che tutti sappiano cosa dire, mentre magari nella propria testa stanno succedendo altre diciassette cose. Per Polly c’è anche una componente personale legata all’autismo e alla difficoltà di trovare naturale il cosiddetto small talk, ma non volevamo raccontare soltanto un’esperienza individuale. Ci interessava trasformarla in una situazione ironica e più universale: il desiderio di partecipare, pur sentendosi spesso fuori sintonia con quello che ci si aspetta di dire. Nel testo convivono così argomenti banalissimi, pensieri improbabili e dettagli che per il protagonista hanno molto più senso di una conversazione di circostanza. Anche per questo abbiamo scelto di affrontare il tema con leggerezza, senza trasformarlo in una lamentela.

Nella vostra musica convivono pop, rock e sonorità particolari, anche grazie all’utilizzo del flauto traverso. Come costruite il vostro sound?

Di solito partiamo da un brano già abbastanza definito: lo portiamo in sala e lavoriamo insieme sull’arrangiamento, sul suono e su come valorizzare ogni parte. È un metodo che ci permette di sfruttare al meglio il tempo a disposizione, ma anche di confrontarci concretamente come musicisti. Ci piace partire da una canzone che possa arrivare alle persone e poi vestirla con sonorità anche insolite: il flauto, per esempio, può diventare un elemento melodico, ritmico o quasi elettronico, grazie a loop ed effetti. Ci interessano il groove, le armonie vocali e gli arrangiamenti che sorprendono senza perdere di vista la canzone. Un giorno ci piacerebbe avere più tempo per chiuderci in sala e far nascere un brano da zero, collaborando tutti fin dalle prime idee.

Il videoclip di “Small Talking” gioca con immagini kitsch, ironia e situazioni surreali. Da dove nasce questa scelta?

Il brano racconta una difficoltà quotidiana, ma ci sembrava che affrontarla con un video troppo serio sarebbe stato quasi un controsenso. Abbiamo quindi scelto un’estetica volutamente kitsch, ispirata anche a certe immagini da catena WhatsApp: colori esagerati, scritte enfatiche, cuori, fiori e accostamenti improbabili. L’idea era creare un contrasto tra il tema della canzone e un universo visivo esagerato, quasi ingenuamente romantico. Ci piaceva anche poter tradurre alcuni passaggi del testo in immagini letterali e assurde, senza preoccuparci troppo di essere eleganti. In fondo, se una canzone parla di una testa piena di pensieri che non c’entrano niente con la conversazione, anche il videoclip poteva permettersi di non avere sempre molto senso.

 

Dopo “Small Talking”, quali sono i vostri prossimi progetti? State già lavorando a nuove canzoni o avete in programma appuntamenti dal vivo?

“Small Talking” è il primo passo di un percorso che proseguirà già nei prossimi mesi: abbiamo in programma altre due canzoni entro dicembre, che mostreranno anche lati diversi del nostro progetto. Ci interessa costruire un’identità riconoscibile senza ripetere sempre la stessa formula, alternando ironia, ricerca sonora e scrittura più emotiva. Parallelamente ci stiamo muovendo per tornare a suonare dal vivo, perché il rapporto con il pubblico e la dimensione del palco sono una parte fondamentale dell’esperienza di una band. Stiamo lavorando per dare forma a questa nuova fase dei Relief sia attraverso le uscite sia attraverso i concerti. Per ora non anticipiamo troppo: preferiamo far parlare le canzoni, una alla volta.